Lockdown
claudio coppini
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È la notte fonda
del coprifuoco,
barricati a distanza
nelle tane casalinghe
imprechiamo o meditiamo.
Nessuno chiude occhio.
Migranti anche noi
dentro barconi allo sbando
navighiamo nelle stanze.
L’onda lunga del virus
spiaggia tutti.
Luci lampeggianti,
sirene intermittenti
sfrecciano nella notte
verso ospedali, inospitali.
Grida solitarie
trapassano i vetri spessi
delle finestre.
Come rimanere estranei
alla pandemia,
se il serial virus globale
legge le password?
E tu, minimalizzi ancora.
Non vuoi, rifiuti di capire.
Intanto lo spiffero mortifero
s’arrampica, s’intrufola
dentro milioni di narici distratte,
nude, senza mascherina.
Ho una gran voglia di pregare,
la chiesa sulla via
ha la porta socchiusa,
entro, non c’è nessuno.
M’avvicino al leggio
a fianco dell’altare,
sopra il libro della vita aperto.
Da secoli le sue pagine
di luce e consolazione
si preoccupanodi prestar cura
all’orfano e alla vedova.
E ammoniscono chiunque
a non fare ad altri
ciò che a te non piace.
C’è un tempo per tutto
sotto il sole.
Uno per stare in silenzio
e ascoltare,
Uno per essere ragionevoli
e pregare.
Un altro per essere folli
e bestemmiare.
Un tempo per credere
e uno per negare.
Strani giorni i nostri.
Ti senti forte, onnipotente,
te ne freghi di tutti
e delle regole.
All’improvviso,
inciampi sui tuoi passi,
il respiro s’impiglia
tra le labbra,
balbetta, aria,
aria, ar...
E resta solo
l’attimo fuggente
per capire
che era tutto vero.
©
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L'autore
claudio coppini
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un monito condiviso. (Francesco Rossi)
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