Il vecchio e il "nocino samurai" (una storia d’amore e di famiglia)
claudio coppini
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Tra i ciuffi verdi
sparsi del giardino,
orgoglioso di esserci
elevava il suo stelo
dritto verso il cielo
un "nocino samurai".
Venticinque centimetri
di cuore e coraggio,
senza paura.
Il vecchio sgranchiva
gambe e pensieri,
quando lo vide
per la prima volta.
Preso da stupore,
gli si fece appresso
voleva che lo contagiasse
la forza gentile
che sprigionava
quella minuscola
creatura vivente.
Sguardi intensi,
perfino un brivido
sfiorando con i polpastrelli
una fogliolina appena nata.
Tra i due fu amore
a prima vista.
Col passare delle stagioni
il bene crebbe a dismisura.
Il vecchio lo considerava
parte della famiglia.
Ogni giorno "nocino" l’aspettava
e il suo amico arrivava.
Mai lo abbandonò nel tempo
dell’arsura o del silenzio.
Sempre vissero questa
amicizia l’uno per l’altro.
D’inverno, il vecchio
vedeva i passerotti infreddoliti
poggiarsi sui suoi rami spogli,
riscaldarsi per un po’
ai fragili raggi del sole
e volare via.
All’arrivo della primavera,
le sue foglioline si facevano
impazienti di crescere.
Nella notte vibranti ballerine
seguendo i ritmi del vento.
In estate, passati gli anni,
quegli strani fiori benefici
penzolano fieri.
Poi, gusci verdi, gonfi,
a maturare.
Frutti grati dell’amore
che non dimentica.
L’ultimo autunno,
il "nocino" diventato grande
racconta Nino, pastore
d’anime e gli occhi
ancora gli si sgranano.
Ricordo bene quella sera,
m’ero appena affacciato
dalla finestra sopra la chiesa
che dà sul giardino per godermi
un ultimo tramonto settembrino.
E lì sotto tra quel magico giallo
che si tinge d’arancia e rosso...
"Ho visto il vecchio intrecciarsi
fra le braccia del "nocino"
mentre lui con gli occhi chiusi
lo cingeva a sé con i suoi rami”.
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claudio coppini
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