Anoressia d’amore
claudio coppini
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L’odore di fieno tagliato
dai campi vicini prendeva
le narici, scendeva al cuore.
Noi due in questo luogo
sospeso tra Terra e Cielo,
Avrai fame pensai,
come la cosa più naturale
del mondo.
La chiesa tornò ad essere
pane spezzato
bontà di frutti
succo della vite,
per i due pellegrini.
Senza chiedere permesso
prendesti posto alla mensa
e cominciasti a gustare
quella abbondanza inattesa.
Assaggiasti tutto con sentimento.
un’abbuffata d’amore la tua.
Continuavi a gongolarti
a leccarti i baffi soddisfatta.
Qualche chilo di morbidezza
tu che sorridevi, sembravi felice.
Altri giorni arrivarono
bizzarri, incomprensibili.
Giorni in cui anche un boccone
andava di traverso.
E altri ancora oscuri,
Tu che ci provavi e riprovavi
ma quello che prima dava piacere
ora lo vomitavi senza tregua.
Fingevi,
masticavi, masticavi,
e poi buttavi giù
ma il cibo rimbalzava
come una palla di gomma
e tornava su per usciredalla bocca.
Riempire il piatto d’amore a qualcuno
non è come il bambino
che fatto il pieno di latte
e succhia l’ultima goccia soddisfatto
emette il ruttino e s’addormenta sul cuore.
Se hai patito la fame d’amore
il tuo stomaco è chiuso a chiave.
Provi e riprovi mille volte
ma quella tenerezza di cibo è troppa.
impossibile trangugiarla in un boccone.
Non si può!
Ecco i giorni anoressici del rifiuto.
La smorfia di disgusto
a chi ti porge il piatto quotidiano,
Vani tutti i tentativi
cambio di cuoco, ricetta digestivo.
Non c’è lieto fine
senza un miracolo d’amore.
©
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claudio coppini
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