Public Exhibition
Quel tuo giocare con frammenti di pelle
- Tele d’avorio, scostando agli occhi cosce -
nel dildo di luce tra i bordi del pizzo
eterea carezza su seta dai sensi;
ignari avventori da sguardi preclusi
e tu che catturi la mia trasgressione
la plasmi di carne, l’ascolti tra pieghe,
fra gocce feroci a lenire l’arsura;
su ali di labbra dilati il tuo volo
librando, seduta, nel cielo proibito
ti basta certezza del mio corpo teso
per fonderti cera colando dal ventre;
placata sorridi e riassetti la gonna
incidi la tacca d’ipotesi vinta
nemmeno il tuo nome conosce la mano
nel mio ripensarti trovando ristoro.
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia15 gennaio 2008
Particolare poesia, di raffinato erotismo, quasi giocoso; l'autore continua l'esplorazione d'un mondo particolarissimo...
