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Dialettali 3 maggio 2021 · lettura 1 min · 750 letture

Er Coprifoco

E
Eugenio Zoppis 53 poesie pubblicate
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Nun c’è vorta che nun passi giorno che me rosica dentro sto’ pensiero: che ho perzo tutto, meno er desiderio de nun stà fermo a casa zitto e carmo. Co’ er Covide, nun me pare poco, dicono er vecchio è mejo che nun eschi. Durcis en funno, pe’ nun core rischi, a la notte ce sta pure er coprifoco. M’hanno torto l’abbraccio dei parenti, ma ammè che l’ho già viste tutte quante, sopravivendo perché poi so’ prudente, nun me sembra er peggiore dei momenti. Me ricordo er coprifoco, er 25 lujo quanno c’era la guera e pe’ davero coi pericoli, l’annona, er pane nero, quello sì, che ce pareva n’anno bujo. Ma tutto ha da finì, tutto se scorda, e si potessero dacce un po’ de corda, Roma potrebbe tornà pure a lavorare.
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Il tempo del COVID- 19 visto con gli occhi di un anziano: i ricordi infine mettono in prospettiva l’amarezza delle presenti restrizioni e dei pregiudizi. Ho citato il 25 luglio 1943 quando il governo Badoglio appena insediato ordinò il coprifuoco; l’immaginario protagonista deve essere ultra- ottattenne.

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Eugenio Zoppis
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