Argini
Rompendo
quegli argini
che
nel mio delirio
credevo
potessero reggere
l’impeto degli anni
come
un fiume in piena
la paura
esondava.
Senza ostacoli
ogni cosa travolgeva
annegando
residue speranze
piccole certezze
gelosamente custodite
nel forziere
di una
consunta quotidianità.
Un’unica
martellante domanda
la mia mente
assediava
come un grido
riecheggiante
nell’antro oscuro
di una notte senza fine.
Come
prosciugare
quella palude
di dubbi
striscianti inquietudini
che
da ogni porta
ogni finestra
incessantemente
nel mio mondo
tracimavano?
Ma
più di ogni altra cosa
come
sopravvivere
alla fiumana
di morte parole
alla seduzione di quei volti sorridenti
di quei lontani gesti di tenerezza
soffocati
nelle pieghe
ormai disseccate
della memoria?
Forse
era tempo
di lasciarsi portare
abbattendo
con un ultimo gesto d’amore
e di coraggio
quegli argini residui
che
sospingendomi a forza
nelle labirintiche illusioni della follia
al Dolore di esistere
mi incatenavano.
Era
tempo
di morire
a quella morte strisciante
di frantumare
il simulacro della colpa
era
ancora
tempo di vivere.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Composizione di pregio Complimenti (Francesco Rossi)
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!