In dubio pulvis
Tra righe contorte
di arabeschi,
tracciati a caso
da menti aliene,
parole vuote senza significato,
enigmatici pensieri
di remote inesistenti realtà
create dal lombrico uomo
per adornare
talamo di fantasmi
ed avello per viventi
da proteo vestiti.
Tra queste orride volte
la lugubre risata s’ode
del traghettator infame
“son qui
per me non nome, non viso o numero
urlate pure
paura o rabbia
particole siete
indifferenziate
di un tutto che si evolve”
©
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Commenti (2)
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Alessandro Castellarin23 gennaio 2008
Senza dubbio il sogno è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo... Molto bella!
Rossodisera23 gennaio 2008
molto interessante l'immagine del ”lombrico uomo” che segue la sua strada alla cieca, il pensiero che avvloge le parole è triste e rassegnato ma espresso con gran classe!


