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Ribellione 19 febbraio 2022 · lettura 3 min · 1460 letture

Non so più chi sono

Giuseppe Mauro Maschiella 683 poesie pubblicate
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Come incubi, negli ultimi tempi intravedo tanti volti che appaiono e scompaiono, sono i volti di quelli che ingiustamente son morti. Visi lividi, pieni di sgomento, occhi gonfi di lacrime, increduli, spenti, straziati che chiedono il perché della loro orrenda sorte e perché sono nati. Pian piano mi sono immedesimato in quei volti quasi senza memoria collegati in secoli di storia ad una spirale perversa, che mostra sempre le stesse guerre e genocidi con data diversa. Ora non so più chi sono, per il dolore insegue fantasmi la mia mente che cambia personalità continuamente. Ieri mi sembrava d’essere uno schiavo del fascista Impero Romano, poi ero un nativo americano uno dei cento milioni morti per le brame dei conquistadores e del Vaticano, quindi uno dei trenta milioni di musulmani morti nelle cinque crociate dal Vaticano ordinate. Una vittima delle colonizzazioni e delle cruente evangelizzazioni. Poi ancora, uno dei quaranta milioni di morti nelle invasioni di Gengis Khan. Oggi mi sento Anna Frank, o anche uno di quel milione di Armeni morti nel genocidio per mano dell’Impero Ottomano, o un bambino che muore di fame nel continente africano. Oppure Giovanna D’arco sul rogo, o anche uno dei tre milioni di eretici bruciati nel fuoco. Ora sono un giovane mandato a morire a Caporetto come un animale, o uno dei settanta milioni di morti della seconda guerra mondiale. Mi sembra di essere una delle donne stuprate in tutte le guerre violate e massacrate. Sono uno dei bimbi della fossa comune di Babij Jar che in mezzo ai fucilati, vivo fu gettato. Sono uno dei trenta milioni di russi morti per respingere Hitler e le naziste invasioni. Mi pare d’essere la bimba di Hiroshima, ombra impressa su un muro, dalla radiazione atomica. Sono una bimba di Auschwitz, sono la cenere dei bambini uscita dai camini che dal cielo, invano, tenta di ricadere sugli assassini, sono il senso di colpa dei sopravvissuti. Sono una bambina palestinese, irachena, serba, yemenita afgana o siriana. Ed oggi mi sento una bambina del Dombass morta nei bombardamenti dei neonazisti dell’Ucraina. Domani, sarò una bimba ucraina. Non so più chi sono, ché in tanto orrore tanti, troppi innocenti porto nel cuore. Del male si servono uomini senza valore più potenti ed armati che si sentono razza superiore ed hanno la mente offuscata da cieca fede nella politica e nella religione. Ma il loro vero Dio è il denaro, per cui cercare di evitare le guerre è inutile, è vano.
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Ripropongo questa poesia scritta il 18 febbraio 2022, quasi presagio dell’invasione russa in Ucraina solo 6 giorni dopo. Riassume una parte delle stragi e degli orrori compiuti dall’Impero Romano ad oggi, che da sempre caratterizzano l’uomo sin dalla sua comparsa sulla terra. Sembra che il genocidio si tramandi di padre in figlio.28 giugno 2022
L'autore
Giuseppe Mauro Maschiella

Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ma in quasi tutte le

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Poesia profonda che fa riflettere! Elogi! (Michelangelo La Rocca)

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complimenti al grande autore! (Franca Merighi)

Complimenti Mauro! Un caro saluto (Rosanna Peruzzi)

Commenti (3)

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Michelangelo La Rocca19 febbraio 2022

Versi particolari e originali che affrontano il problema del nostro io in relazione ai drammi vissuti dall’umanità negli ultimi secoli. Un io che fa propri i drammi delle grandi guerre, dell’olocausto, dei genocidi e di altri drammi. Immedesimandosi in queste immani tragedie l’Autore smarrisce la propria identità e si interroga sui perché gli uomini abbiano avuto e abbiano un destino così triste e aberrante. Una risposta a questa domanda non c’è e non ci sarà: è la vita bellezza. E forse sta proprio in questo la bellezza di questa poesia! Elogi al poeta!

Franca Merighi19 febbraio 2022

Questa poesia fa venire la pelle d’oca: l’orrore, il dolore, la disperazione, la cattiveria, l’ingiustizia, la fame, la sofferenza più spaventosa, insomma TUTTO, si percepisce attraverso questi versi, non manca niente, e quel titolo angosciante: Non so più chi sono! è come l’ultimo lamento di un’anima che muore- NON SO CHE DIRE, E’ UNA REALTA’ CHE SPAVENTA! Spero con tutto il cuore che non si ripetano mai più quei drammatici momenti.

Rosanna Peruzzi19 febbraio 2022

Si perde l’identità nell’orrore delle stragi compiute dall’uomo. Questi versi mi ricordano "Uomo del mio tempo" di Salvatore Quasimodo, che come in nostro autore si chiede il perché di tanto odio e insana follia umana, ma non vi è risposta. Bisogna non dimenticare, per cercare di sensibilizzare la società su certe tematiche, ma sembra proprio che molti fingano di non ricordarsi la storia. Una poesia che fa riflettere e molto!