Dantik - 1
Peppe Cassese
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Nel mezzo del cammin del verso sfatto
io ti incontrai l’albero pennuto
col ramo torto angusto e insoddisfatto.
A dir qual era è un dubbio mai scaduto
esto tormento labile e condito
nel fiore della vita contenuto
e dato che la rima ha stabilito
che il sole sul Parnaso non tramonta
lottiamo a viso aperto col ruggito.
Amor che con l’amor freme e rimonta
ha fatto da scudiero al mio travaglio
e dato che l’essenza ha oscura impronta
la metto a fecondare con un raglio
azione mestierante alla rinfusa
col verbo che in la bocca ha il suo serraglio.
Fuggiasco o non fuggiasco la mia musa
si attacca al firmamento in parte acceso
e guarda in alto e in basso come s’usa
sapendo decantare per esteso
non una ma trecento volte il cielo
col tono del suo fare sottinteso.
Per me si va e si torna nel disgelo
tra l’essere e il non essere bestiale
col furbo che ti appare senza pelo
con questa provvidenza ornamentale
fortuna e ambasciatrice del baratto
e tutto il resto è un canto artigianale.
©
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L'autore
Peppe Cassese
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