La panchina rossa (a Michela e alle donne vittime di femminicidio)
claudio coppini
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Risalgo il sentiero
prima che il sole agostano
appicchi il suo fuoco.
Passi, pensieri
che si rincorrono.
Accanto a me,
il fiume scivola lento,
mi fa compagnia.
Solitaria in mezzo
al giallo dell’erba,
una panchina rossa.
È lì, per ricordare,
una donna (tutte le donne),
uccisa da chi aveva promesso
amore eterno.
Vorrei sedermi,
ma non riesco.
Solo sfiorare posso,
le sue assi rubino.
Lacrime crude
rigano la panchina,
s’impigliano al tuo grido,
Michela.
Manca l’aria.
Abbiamo bisogno di cielo,
più grande, più azzurro,
per sperare ancora.
Un soffio di vento,
carezza nel silenzio.
Abbassato il capo
le ginocchia poggiano
sulle stecche,
Più vicine le mani...
ora sono unite in preghiera.
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claudio coppini
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Commenti (1)
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Alberto De Matteis27 luglio 2022
Una poesia che fotografa in maniera tangibile e cruda la realtà di oggi. Il pensiero corre subito a quella panchina rossa diventata ormai un simbolo, dove è stato spento quel sorriso libero di una giovane donna. Lirica apprezzata per forma e contenuto.

