Santangelo te porta ne la favola
Se, putacaso, voi torna’ fanello
e cammina’ ner regno dei balocchi...
se voi vola‘... libbera’ er cervello
ce sta ‘na Spa che t’arilassa l’occhi.
In quer paese, guasi in mezzo ar gnente
che manco è segnalato dai cartelli,
indove ce vive poca gente
(so’ centotrenta tra vecchi e pischelli)...
tu t’aritrovi immerzo nei colori
che escheno dai muri de le case.
L’arte è un fiume che tracima fori
co’ ‘na corrente... pari a la trifase.
Santangelo, aroccato sopra un colle,
t’accoje ne la sua semplicità.
Prima in sordina, guasi in sibbemolle
accorda lo strumento pe’ incanta‘!
Le favole che cianno ariccontato,
rinchiuse tra le paggine fruscianti,
hanno lasciato un segno, stampijato...
eroi, principesse, re e fanti.
Li pennelli intinti ner colore,
come le sonde de cardiologgia,
ariveno diretti, fino ar core,
perché guidati solo da maggia!
Così er proggetto de tre visionari,
de un cugino e de du’ fratelli,
è ito in cinque anni ne l’annali
e trasformato muri in giojelli!
©
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