Caducità
Paolo Ursaia
1236 poesie pubblicate
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Passavo,
l'artra sera,
vicino Palazzo Braschi,
ar centro
de Roma vera.
Ner buio,
sembrava 'n drago
la vecchia statua
de Pasquino,
fatta da 'n mago;
ar collo,
'n cartello,
co' su scritte
'n po'de cose,
come ar tempo bello:
”c'è chi va a galla
e chi va a fonno,
ner mare periglioso
de sto monno,
e nulla dura,
nemmeno la sventura;
e tutto se riduce,
a parer mio,
a di'... esci di lì,
ce voglio sta io! ”
Me so' allontanato,
camminanno piano;
'na vorta de più,
so' convinto:
ar monno è tutto vano.
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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M
Mara6027 gennaio 2008
Poesia sorridente, malinconica nello stesso tempo. La caducità, la disillusioe, l'accettazione del proprio essere, mortale e provvisorio. Molto bella.
A
Alberto Canfora27 gennaio 2008
Voresti stà ar posto de Pasquino? No! E' mejo mette li cartelli. 'Na vorta li mettevano contro er papato. Mo chi s'azzarderebbe a fallo? Te guarderebbero brutto. Eppoi, annamo sempre de corsa. Bravo, ché armeno l'hai penzato!
