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Dialettali 27 gennaio 2008 · lettura 1 min · 3199 letture

Caducità

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Passavo, l'artra sera, vicino Palazzo Braschi, ar centro de Roma vera. Ner buio, sembrava 'n drago la vecchia statua de Pasquino, fatta da 'n mago; ar collo, 'n cartello, co' su scritte 'n po'de cose, come ar tempo bello: ”c'è chi va a galla e chi va a fonno, ner mare periglioso de sto monno, e nulla dura, nemmeno la sventura; e tutto se riduce, a parer mio, a di'... esci di lì, ce voglio sta io! ” Me so' allontanato, camminanno piano; 'na vorta de più, so' convinto: ar monno è tutto vano.
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Senso della caducità... un pò di fatalismo... ogni tanto, aiutano a vivere.

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (2)

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M
Mara6027 gennaio 2008

Poesia sorridente, malinconica nello stesso tempo. La caducità, la disillusioe, l'accettazione del proprio essere, mortale e provvisorio. Molto bella.

A
Alberto Canfora27 gennaio 2008

Voresti stà ar posto de Pasquino? No! E' mejo mette li cartelli. 'Na vorta li mettevano contro er papato. Mo chi s'azzarderebbe a fallo? Te guarderebbero brutto. Eppoi, annamo sempre de corsa. Bravo, ché armeno l'hai penzato!