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Dialettali 18 ottobre 2022 · lettura 2 min · 554 letture

Li mostaccioli de Velletri

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Sabrina Balbinetti 605 poesie pubblicate
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Ne la soffitta, drento ‘na borzetta, de pora nonna mia, Angelina, piegata in quattro c’era ‘na ricetta scritta a mano su carta velina. Lei era abruzzese, de la coccia. ’Sta ricettina rustica, nostrana, je l’ha, sicuro, data la fijoccia de la commare Adele, Velletrana! Co’ ‘na grafia da prima elementare ce stavano elencati l’ingredienti... der mostacciolo duro, popolare, già conosciuto come spaccadenti! "Unisci mezzo chilo de scocciato (mannole e nocchie) ne l’inzalatiera, mejo se tutto vie’ un po’ tostato e fatto fredda’ sopra ‘na guantiera. Unisci er miele, sempre sui cinqu’etti, poi un’arancia grossa grattuggiata, er pepe... che fai? Nun c’è lo metti? Farina a sentimento, setacciata. Quanno che tutto è bell’amargamato forma un filone lungo stretto, stretto. Co’ l’ojo, poi, dovrà esse’ allisciato e messo su ‘na tiella ‘sto panetto. Lei lo coceva ne la stufa a legna ma ar forno, a centottanta, va benone. Sicuramente ‘na ricetta degna pe’ chiude in bellezza un cenone. ’Na vorta ch’er filone è colorato tirarlo fora e tajalo a tozzetti. Rinforna (abbasta poco p’ogni lato), quanno so’ freddi, metti nei vasetti. Un laic, grazzie, a nonna Angelina ch’aperto la finestra sur passato... de miele, frutta secca e farina che co’ l’amore ha amargamato! "
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