La dipartita
Me vojo immagginà la dipartita
quanno che tutti strilleranno tristi
“Che disgrazia! E pure questa se n’è ita!”
Un groppo fermo drento ar gargarozzo
ce sarà er fracasso, la confusione,
la gente trista appresso ar carozzone.
Drento a la chiesa ce starete tutti
vesti grame, le facce stralunate
biascicanno “ora pro me” insieme al frate.
Nun mancheranno le commari
co li sproloqui e li giudizzi a braccio
- insomma raji de somari -,
er fazzoletto pe nisconne er fiato
der parlottà durante la funzione
su chi, pure da morto, è cojionato.
Straportannome all’arberi pizzuti,
- du lagrimoni, du orazzioni -,
ve toccheranno l’urtimi saluti,
doppo locchi locchi annerete casa,
ma a la sicura - so persuasa -
che asciugati quei quattro lagrimoni
gabbato er morto – che buciardoni! -
ve farete na gran magnata.
©
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L'autore
Franca Canfora
Difficile parlare di me, dirvi chi sono con poche parole. Franca in fondo è solo una semplice sognatrice, per la quale la poesia è passione, voglia di raccontare emozioni, gioie, dolori, ma anche cura dell’anima. Per questo lascio aperta la porta del cuore, lasciando che a parlare sia proprio lui, il centro del mio mon
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