Era un poeta
Peppe Cassese
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Era un poeta
di quelli con la carta carbonella
e decantava il cielo e qualche stella
il mare mamma nonna e la muffina
i quattro lati i sette re di Roma
la pietra nel frattempo entrata in coma
sopra la rocca antica del Parnaso
mettendo in piena luce bocca e naso.
Era un poeta
consunto dalla strofa e dalla rima
piazzate tra le onde e forse in cima
il ventuno di marzo a primavera
tra le alghe marcite e una scogliera
con quella arte sobria e sopraffina
che sa intrecciare a modo la terzina
il giorno prima dopo e quello avanti
sulla pista e nel cuore degli istanti.
Era un poeta
col timbro e con il tono un po’ dimesso
al verso ed alla musa sottomesso
con quella forza d’ali da bestione
che sovrastava i cieli del caprone
per raccontare al mondo il suo paesello
col tono semplicista di un pennello
il cuoco un mediconzolo e l’Oreste
per troneggiare a turno nelle feste.
Era un poeta
simillimo a una rosa o a margherita
coi fiori sullo stelo della vita
nel dare sfogo e voce al pio dolore
spingendo i sentimenti a far l’amore
coi suoi bagordi femmina di sera
nei voli di una rossa capinera
che strombettava eterna sopra il ramo
dal ventiquattro maggio al primo Adamo.
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Peppe Cassese
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