Numquam nescire
Peppe Cassese
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Non so se il canto mio ha spazio e vita
in questo cielo grigio in decadenza.
La storia che riporto è ormai impedita
a dare voce e volto alla coerenza.
Non so se il pianto greco ha l’influenza
di scorrere con grazia e in modo onesto
in questo fiume ricco di insipienza
tra un coro di poiane ed il pretesto
di ricercare ad arte l’indigesto
che sa di pane azzimo sciapito
adatto a navigare nel dissesto
di un corpo malandato e scheletrito.
Non so se il brucar l’erba sia gradito
al gregge abbandonato sul tuo prato
col fragile ricordo custodito
tra l’essere e il non essere curato
così come si addice a un dio malato
solcato da una vivida ferita
sugli occhi sulle mani e sul costato
in questa valle spoglia e travestita.
©
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L'autore
Peppe Cassese
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Satira maior! (Jo Kondelli Ghezzi)
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