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Peppe Cassese
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Portami dove il tempo non ha tempo
per mettersi a giocare con gli inganni
con le malinconie ottuse e mute
nel grido della rabbia contenute
in questo modo assurdo di volare
dove che il cielo limpido scompare.
Portami dove il cuore non ha cuore
e batte solamente per ardire
le vecchie e risapute orbate vie
dall’albero cornuto alle sue scie
tra i fiori manomessi e ormai invecchiati
sui rami dei tuoi inverni raggelati.
Portami dove l’eco misto agli echi
si adopera a ripetere fandonie
lasciando germinare l’astrazione
con questa maledetta ostentazione
che sa di pane caldo e fuoco acceso
nel volo dai tuoi occhi in me sospeso.
Portami dove il sole senza sole
va in chiesa con le nubi a dire messa
con l’umile concerto dei ristori
abbarbicati sopra i vecchi allori
tra l’essere e il non essere una meta
tra l’alfa e la tua vecchia e frustra zeta.
©
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Peppe Cassese
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