Maschere e benedizioni
Antonietta Angela Bianco
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Nascondo i miei veri colori,
mi vesto di finti splendori,
tra petali, pose e illusioni,
rubo pensieri e opinioni.
Mi lustro il nome ogni mattina,
brillo più d’una vetrina.
Faccio il furbo con stile elegante,
sono geloso, ma par galante.
Ho mille tic da dittatore,
pretendo lodi... per amore!
Io sono il sommo, il santo padre,
seduto in trono con la madre.
Do benedizioni su commissione,
a chi mi adula con devozione.
Ambiguo? Certo, ma con fierezza,
me ne infischio della coerenza.
Non sono bello, ma son potente,
e guai a chi mi dice “niente”.
Non faccio domande, non ho incertezze,
tanto la massa adora le mie schifezze.
Se qualcuno non mi acclama,
scatta in me la santa trama,
la mia cretinaggine si manifesta,
con fuochi d’artificio e gran festa!
Son tanto buffo, sì, divertente,
un clown che gioca col niente.
Ma attenzione perché nel gioco,
c’è chi brucia mentre io mi godo il fuoco.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
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E’ terribile questo personaggio, mamma che spavent (Ausilia Giordano)
Commenti (1)
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Ausilia Giordano4 giugno 2025
La falsità è nata con gli uomini. Già Caino negò di sapere dove fosse il fratello Abele, dopo il misfatto. La generazione vive la maschera della prepotenze, falsità, arroganze e di alzare agli onori dell’altare i peccatori, basta che dimostrino di sentirsi di essere qualcuno, o qualcosa. Testo molto ben fatto, strutturato in sestine, con finale in quartina, con rime baciate. Complimenti poetessa.

