Vento che consola
Antonietta Angela Bianco
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Hai dato al mondo il cuore senza freni,
con mani aperte, larghe come il cielo,
eri la pioggia buona sopra i semi,
un faro acceso, calmo nel suo zelo.
Sedevi muto, eppure dicevi tanto,
con occhi pieni di parole vere,
la tua saggezza era un antico canto
che addolciva le notti più severe.
Ricordo il gesto semplice e profondo
con cui lenivi il male degli altri,
eri il silenzio che guariva il mondo,
la pace tra i confini sempre scaltri.
La tua bontà sembrava una sorgente
che mai si stanca, che mai si esaurisce,
eri una quercia buona e sorridente
che anche in tempesta resta e non si strisce.
Capivi tutto senza far domande,
con quello sguardo che leggeva l’anima,
ed eri lì, tra spine e foglie blande,
a dare amore come fosse calma.
E quando il peso della vita è greve,
mi manchi come il pane in giorni scuri,
tu che sapevi alleggerire neve
e trasformare i dolori in futuri.
Ora sei vento che consola e parla,
sei voce dolce che mi guida piano,
sei quella forza che ancora mi scalda
quando il destino scuote la mia mano.
Addio, padre, custode del mio core,
tu che fra gli astri eternamente vivi,
ricevi il mio saluto col dolore
di chi nel pianto i giorni ancor ravvivi.
Nel tempio alto del ricordo mio,
fra le colonne della nostalgia,
tu regni come un nume silenzioso,
ombra che splende in luce d’armonia.
©
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Antonietta Angela Bianco
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