Non chiedermi le ali
Antonietta Angela Bianco
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Non chiedermi le ali,
se il cielo è fatto a scale.
Mi hai dato sogni uguali,
ma porte troppo uguali
a chi cammina e sale.
C’è un muro che non vedi,
dipinto di buone intenzioni,
parole come “inclusione”
che restano nelle sedi
e non toccano le azioni.
Il curriculum pesa meno
se il corpo ha il suo silenzio,
come se fossi meno pieno
di sogni e d’intelletto,
come se fossi sbagliato nel senso.
Ti porto la mente lucente,
ma tu guardi la sedia,
non senti la voce presente
che preme, resiste, rimedia.
Ho bussato a cento porte
che si aprono solo per gioco,
e mentre tutto si contorce
resto fuori, ma non mi svuoto,
mi reinvento nel poco.
Il lavoro, un campo tracciato
da regole già scritte a matita,
che il vento del pregiudizio
cancella con dita
che non hanno mai toccato fatica.
Ma non sono io il fragile,
io sono l’onda che torna,
la crepa che fiorisce,
la clessidra che sovverte le ore
di chi giudica e non capisce.
La mia disabilità
è solo un altro modo di esistere,
non un freno, ma una verità
che il mondo fa fatica a leggere,
perché non sa come riscrivere.
E allora cammino, storto ma vero,
senza chiedere sconti né gloria,
faccio della mia voce sentiero,
e nel tempo che cambia,
divento memoria.
©
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti25 luglio 2025
bellissima lirica le emozioni avvolgono il tuo cuore elogi

