Come un’alba che sbadiglia
Antonietta Angela Bianco
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Sono morta, ma è lieve, come un’alba che sbadiglia,
come il fumo che si sfila dalla bocca della terra.
Non ho freddo, non ho peso, non ho fame,
solo quiete che mi veste come seta nella sera.
Cammino scalza sopra un prato che non duole,
dove l’erba non si spezza ma mi culla le caviglie.
L’aria è miele d’ombra, la luce canta parole
che non capivo viva, ora dolci come figlie.
E li vedo, mio padre ha gli occhi pieni di dolcezza,
mia madre mi accarezza come quando stavo male.
Siamo tre sillabe in una strofa rara
che non teme più la fine, né la neve.
Là non esiste l’eco del rimpianto,
ogni dolore ha perso il suo vestito.
Rido piano, come ride chi sa il canto
che spiega il mondo senza averlo capito.
Siamo seduti su una riva di silenzio
dove il tempo si sbriciola in farina,
e intorno a noi la vita ha il viso intenso
di chi sognando torna alla mattina.
Sono morta, ma è come un ricordo acceso
che scalda il cuore senza farlo piangere.
Sono morta e in questo cielo disteso
finalmente trovo la mia vera casa.
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Antonietta Angela Bianco
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