Gaza non dorme
Antonietta Angela Bianco
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È un battito spezzato nella polvere,
un pianto che rimbomba dentro le mura sbriciolate.
Non c’è luna stanotte,
solo il lampo dei missili
che squarciano culle e nomi.
Un bambino corre,
scalzo, sporco di latte e di sangue,
non verso la vita,
ma via dalla morte.
Chiedeva acqua,
ha trovato fuoco.
Corpi piccoli come fiammiferi
spenti senza che nessuno soffi per salvarli.
Madri che scavano con le mani nude
nella carne delle macerie,
gridando nomi che non rispondono più.
Padri con gli occhi vuoti
che stringono zaini senza più figli.
La fame ha mani piccole e ossute,
chiede pane come fosse preghiera.
Ma non c’è pane.
Solo sabbia e schegge
e il rombo dei droni.
Tu che scrivi il cielo con bombe,
che chiami “difesa” lo sterminio,
che misuri il diritto col sangue di bambini,
la Storia ti osserverà
con gli occhi svuotati di Gaza,
e il giudizio sarà
una voce che non smette di tremare.
Per ogni crimine nascosto sotto i titoli,
per ogni verità sepolta nella cenere,
ci sarà un giorno
in cui le colpe chiederanno riscatto.
E allora,
allora non ci sarà bunker che basti.
Ma non tutto è morte.
C’è un filo di sole che resiste
tra le dita di un bimbo che disegna
un albero, una casa, una colomba.
C’è una madre che canta,
a voce rotta,
per ricordare che la vita esiste ancora.
C’è speranza,
sotto i detriti,
come un seme inchiodato alla terra,
che aspetta la pioggia
e verrà,
con la pace nei passi
e la libertà nei nomi.
Un giorno, Gaza
sarà di nuovo grembo e non tomba.
Un giorno, la Palestina
tornerà a fiorire.
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