Cartografia dell’assenza
Un odore sale dal marciapiede
come un animale antico,
mi sfiora la nuca e mi riscrive.
Cammino e la città cambia pelle,
il selciato pulsa come un cuore stanco,
i lampioni stillano ricordi liquidi,
ogni goccia contiene un volto
ormai privo di nome.
Reliquie di un tempo evaporato,
gli oggetti fluttuano nella stanza
come meduse d’aria,
si cercano, si riconoscono,
ma alla fine si respingono
tra costellazioni dimenticate.
Le voci del passato tacciono
e soffiano negli angoli
come vento che ha imparato a mentire.
Un profumo di pane, una nota d’asfalto,
e tutto si piega verso un punto che non esiste.
Sopra, la luna
un occhio immerso in mercurio,
specchio che divora chi lo guarda.
Noi — frammenti di luce smarrita —
ne tocchiamo i bordi da mondi opposti,
ognuno credendo di essere il riflesso dell’altro.
E il tempo, quel bambino senza volto,
ride tra le rovine dell’istante
prima di svanire
nell’odore che resta sospeso
dove nessuno respira più.
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Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti1 novembre 2025
lirica molto bella coinvolgente ed emozionante complimenti
