Il coraggio della fede - 1
Ausilia Giordano
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Ero agricoltore
e fui chiamato per la guerra,
niente più vangar la terra,
né più divertirsi a nascondino,
né alle rincorse ed altri giochi
coi cari miei bambini.
Né vanga né aratro,
ma fucili mitraglie e granate
da usar tenace nelle imboscate,
tra incalzanti inseguimenti,
abominando i popoli vicini
soltanto per reclamar confini.
Che orrore! Che tormento!
Abbattere persone quale obbrobrio!
L’oppressione! Quale atroce fardello!
Annientar per politica avversione
le genti che il Sommo Iddio
mi diede in dono per fratelli!
Il carcere fu oltremodo duro
e l’affrontai a viso aperto,
nell’amor per Dio, io senza paura.
Vessazioni vigorose
tra scalci percosse e picchiate
energiche e numerose le frustate.
E persi qualche dente,
ma non pronunciai il giuramento
che inneggiava forte alla violenza.
Io non volli alcuno disprezzare,
quale vittoria per la mia essenza!
E in guerra io non volli andare.
(Continua)
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Riflessioni molto sentite e apprezzate. Un caro (Antonietta Angela Bianco)
saluto. (Antonietta Angela Bianco)
Commenti (1)
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Antonietta Angela Bianco24 novembre 2025
Bella lirica che affronta un tema sociale. Gli uomini che vengono strappati alle loro terre per essere impiegati come soldati nelle guerre. È un dolore atroce essere costretti a puntare le armi contro altri uomini, contro altri fratelli. Non è così doloroso neanche il carcere che ti priva della libertà. Riflessioni molto profonde e sentite che condivido e mi complimento per come hai saputo affrontare il problema.

