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Introspezione 2 gennaio 2026 · lettura 3 min · 166 letture

A Leopardi

Giuseppe Mauro Maschiella 683 poesie pubblicate
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Nel viale antico del tuo cimitero dove la tua ombra mi sfiora riconosco il tuo passo, amico sincero ed è dolce il tuo dire che ancora tra cipressi si posa sul mio pensiero. La sera che scende silente nel cuore non placa il tuo dolore vero, ma chi sa del tramonto il vero ardore vede nel buio un lucente mistero. Tu che m’invochi con voce sommessa sai che l’anima mia mai fu sorda, ché a chi soffre e riflette con fermezza la morte non pesa, né suona ingorda. L’eternità non vive di speranze né il cielo le offre invano agli uomini, ma ogni attimo, anche fra le distanze, è già poesia, nei silenzi anonimi. E tu mio Vate, che ascolti il mio niente sappi che in te la mia voce rivive, chi ama il vero, anche se assente lascia nel mondo orme vive. Non temer, fratello d’anima ferita che il male non scema il tuo valore, ché chi più sente è chi più vita porta celata sotto il dolore. V’è grandezza nel tuo soffrire lento non vana lacrima o grido disperso, ma il seme d’un pensiero, d’un tormento che sa tramutarsi in sacro verso. Io t’ho incontrato nei moti del cuore, tra i versi tuoi densi come la sera e vi ho rivisto quel mio stesso ardore che brama il vero e non teme barriera. Noi, cercatori in lande desolate non calpestiamo i giorni per dovere, ma li viviamo come anime assetate di quella luce che non conosce frontiere. E se la sorte, beffarda, ci ha negato illusioni, amori o quieti orizzonti, abbiam pur sempre un sogno consacrato: scriver col cuore ciò che altri non han nei conti. In te Giacomo, ho visto lo specchio del cuore e dei sogni che il tempo ti ha rubato, sei luce che abita il mio stesso vecchio dolore, da cui mai mi son distaccato. Le tue parole, compagne notturne sono fiaccole accese nella mia via, che tra alcune delle pene più profonde accarezzano la poesia. Io scrivo perché la vita mi punge, e ogni parola mi serve d’aiuto. Da te che il nulla sapesti rendere luce, ho imparato che è eterno ogni verso piaciuto. Così ti parlo e se ascolti ancora forse il dolore si fa meno crudele. E il cuore mio, che sempre t’adora vive in quel verso che non sa l’infedele. Così nel buio che culla la caduta noi procediamo senza temere la fine, ché la parola, anche se muta elude la morte e fa dei versi le sue spine. Tu nel passato, io in questo giorno stanco ma fratelli nel medesimo affanno il tuo Infinito eterno sempre penso e affianco, siamo anime che un dì s’abbracceranno.
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L'autore
Giuseppe Mauro Maschiella

Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ma in quasi tutte le

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Commenti (2)

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Pierfrancesco Roberti2 gennaio 2026

davvero bella questa lirica grande rispetto della sofferenza passata dal tuo vate emozionano le parole delle poesie di Leopardi complimenti

Franca Merighi21 gennaio 2026

Stupendo poema che unisce due anime capaci di esprimere e sublimare le parole in capolavori. Complimenti sinceri!