Il freddo impara il nome delle cose
Antonietta Angela Bianco
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Il mattino si stende come un lenzuolo
su corpi stanchi di promesse antiche,
la luce scende lenta, come olio,
sulle parole ancora troppo fragili.
Il tempo passa come un cane magro
che annusa i giorni e non si ferma mai,
ci segue muto, ci precede a tratti,
ci guarda vivere e poi se ne va.
I pensieri cadono come chiavi
in una neve che non fa rumore,
ogni ricordo è simile a una stanza
rimasta accesa dopo il temporale.
Parlare è come rompere il ghiaccio
con mani nude, senza una difesa,
la voce trema come fiamma esposta
al fiato incerto di una porta aperta.
Eppure il freddo, a forza di restare,
impara il nome vero delle cose,
ci insegna, come fa la terra dura,
a dare peso anche a ciò che tace.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Versi molto profondi, ricchi di riflessioni (Ausilia Giordano)
Commenti (2)
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Pierfrancesco Roberti27 gennaio 2026
un tremito di vento spinge il tempo sulla scia delle stelle emozionante figure poetiche meravigliose un plauso meritato cara poetessa
Ausilia Giordano27 gennaio 2026
Il mattino d’inverno, ancora avviluppato nel gelo della notte, stenta ad adagiarsi nella vita del giorno appena nato, soccombe alla temperatura e si fa strada lentamente, mentre il tempo scorre sempre nella stessa lena di velocità. La mente umana si affaccia lentamente ad abbracciare la vita e le attività quotidiane. E la temperatura invernale, restando ancorata alla vita che scorre, sembra apprendere le parole pronunciate dalla gente. Complimenti poetessa.


