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Sociale 27 gennaio 2026 · lettura 2 min · 105 letture

Gli abitatori di Aushwitz

Ausilia Giordano 686 poesie pubblicate
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I luoghi aperti del campo sondavo per sentir il profumo dei fiori e degli uccelli il canto ad Auschwitz. Non fiori, né verdi prati vivevano nei circostanti spazi, ma solo erba arida e stanca e il perché rilevai non vi fossero ondeggi di colorate farfalle ad Auschwitz. Né rami fioriti, né nidi, né canti, né svolazzi d’uccelli. Desolato suolo contrito calcavamo, confinati e mesti eravamo. Inquietanti scheletri d’alberi notavamo, oppressi in un gelo invernale perenne, noi abitatori di Auschwitz. Segregati in strettoie di filo spinato e tuguri di legno, le nostre desolate angosce vivevamo, che come ghiaccio in noi cristallizzavano attimo dopo attimo inesorabilmente. Le albe e i meriggi e i tramonti delle nostre lontane città si chiedevano dove fossero rivolti ora i nostri sguardi. Solo il vento poteva loro riferir del nostro acutizzato sgomento di segregati ad Auschwitz. Eravamo insieme partiti cantando, per abbattere il timor dell’ignoto e la strada del ritorno vagheggiando, unitamente cantando. Nessuna profezia di assoluzione, eravamo divenute solo anime vaganti. Canti di gioia ci chiedevano i nostri oppressivi, mentre nell’aria risuonava acre odore di immolate vite e la morte ci stringeva ad ogni istante con i suoi occhi estinti. Larve spente eravamo divenuti, senza più storia, né sogni, né suono di voce, né poesie, né canti, noi abitatori deportati ad Auschwitz. La nostra esistenza valeva solo la finale soluzione!
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Auschwitz, per chi non vuole dimenticare, per chi non può, per chi non deve. Mai più violenza né sopraffazione verso nessun popolo del mondo.

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Ausilia Giordano
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Versi meravigliosi, complimenti (Marcella Usai)

Molto intensa e profonda, ho molto apprezzato. (Antonietta Angela Bianco)

Brava! Un caro saluto e un abbraccio (Antonietta Angela Bianco)

Bellissima oserei glaciale (Daniele miraflores)

Commenti (4)

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Pierfrancesco Roberti27 gennaio 2026

dolorosissima lirica sul campo di concentramento di Auschwitz non c’ era bellezza attorno c era l’aridità del nulla gli uomini e le donne trasformate in larve umane con un numero sopra io vorrei affidare tutti quelli che non sono tornati alla bontà di Dio padre nostro. bisogna ricordare che questo è stato troppe guerre ci sono in questo secolo plauso cara autrice

Marcella Usai27 gennaio 2026

È una poesia intensa e dolorosa, che colpisce per il contrasto tra la vita della natura e il vuoto disumano di Auschwitz. Con immagini potentissime riesce a far sentire il silenzio, la paura e la perdita totale di dignità. Un testo che non cerca effetti, ma lascia un segno profondo e necessario nella memoria.

Poesia dolente e claustrofobica, tutta costruita sul vuoto: assenza di vita, di canto, di colore, di futuro. L’immagine finale (“valeva solo la finale soluzione”) chiude con crudezza glaciale il senso di annientamento totale. Molto efficace nel trasmettere desolazione e spersonalizzazione con immagini forti e profonde che arrivano al cuore.

Daniele miraflores28 gennaio 2026

Inevitabile poesia in ricordo del genocidio, strutturata bene triste ma nel medesimo riflessiva più che commuovermi, ho pensato e cara Ausilia tu sai come fare riflettere. Un abbraccio