Notte di cenere a Crans Montana
Antonietta Angela Bianco
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Nel cuor della notte, a Crans Montana,
un rogo divampa come drago infero,
divora il locale, festoso e incantato,
trasforma il Capodanno in cenere amara.
Giovani corpi, simili a fiori recisi,
intrappolati nel fumo, veleno nero,
urla che echeggian come echi di abisso,
quarantuno vite spente in un sol respiro.
Le fiamme danzan crude, belve affamate,
inghiottono sogni, risate spezzate,
simili a stelle cadute nel vuoto,
lasciando feriti, marchiati dal fato.
Famiglie lontane, cuori trafitti da lame,
piangono figli come foglie d’autunno,
sei italiani persi, petali infranti,
nel gelo svizzero, un lutto profondo.
La sicurezza tradita, un inganno vile,
come castello di carte nel vento,
invoca giustizia, un grido silente,
per non dimenticare l’orrore vivido.
E la vita fragile, simile a vetro crepato,
ci ammonisce muta in quest’alba funesta,
che la gioia effimera può svanir d’un tratto,
lasciando solo echi di dolore eterno.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti4 febbraio 2026
l’amarezza la tristezza attraversano i versi intrisi di un incendio devastante che spezza sogni e risate mi ha fatto piangere questa poesia complimenti

