Specchi di veleno e piume
Antonietta Angela Bianco
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Nel cuore umano la gelosia serpeggia,
vipera occulta tra i roseti dell’alba,
avvelena il mattino con lingua biforcuta,
divora il sole prima che nasca il giorno.
Come onda furiosa che assale la scogliera,
inghiotte la quiete, lascia solo relitti,
negli occhi si specchia una tempesta muta,
dolore senza sponde, abisso che chiama.
La vanità si erge, regina di specchi,
si adorna di piume come pavone al sole,
gonfia il petto d’illusioni di seta,
ma al primo soffio del vero si squarcia.
Bolla iridescente che danza nel vento,
splende un istante e poi muore nel nulla,
castello di cristallo eretto sul vuoto,
crolla lasciando solo echi di silenzio.
Gelosia e vanità, sorelle di tenebra,
intrecciano catene d’oro che non pesa,
rubano la luce all’anima nuda,
la avvolgono in ombre di dubbio infinito.
Eppure nel petto, vulcano sopito,
può sorgere fiamma che brucia il veleno,
come fenice che spacca le ceneri,
ritrova il cielo e ridona alla vita il suo canto.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti19 febbraio 2026
bellissima lirica figure poetiche naturali e sensoriali molto belle plauso

