LA casa che il tuo respiro riconosce
Alma Gjini
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Non è un dovere amarti,
né un merito da custodire:
sei respiro che ritorna,
ostinato,
come il sussurro salmastro del mare
che cerca la riva
anche quando nessuno lo sente o lo guarda.
È sempre amore, questo amore,
silenzioso come l’orma lieve
dei passi che compio
nel lamento grave dei giorni
in cui non ti ho accanto.
Siamo sponde lontane, talvolta,
separate da maree di silenzio;
ma sotto l’acqua i cuori di scoglio
si sfiorano ancora,
si riconoscono nel buio profondo,
sospinti da una danza di vento e mancanza.
Ti ho dato il mondo
e le chiavi segrete del destino,
tenendo il mio male nascosto sul petto,
pieno d’amore
anche quando ti scagli contro di me
come freccia di tempesta,
accesa d’impeto.
E ancora sono qui.
Sono questa stanza con la luce accesa,
faro muto nel tuo naufragio.
Non importa il buio che ti avvolge
o quello che un giorno avvolgerà me,
né quanto lontana tu vada,
né quanto lontana sarò
-io resto -
Luogo antico del tuo ritorno,
nido di sangue nel silenzio,
porto inciso nel tuo volto
la casa che il tuo respiro
sempre riconosce.
©
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L'autore
Alma Gjini
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto profonda. Brava. Un caro saluto. (Antonietta Angela Bianco)
Commenti (1)
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Antonietta Angela Bianco24 febbraio 2026
Una poesia sulla fedeltà assoluta e sulla resistenza del legame. L’amore non è descritto come un dovere, ma come una presenza naturale e inevitabile (il mare, il respiro). L’immagine centrale è quella della stabilità: l’io narrante si fa "faro", "stanza con la luce accesa" e "casa". Nonostante le tempeste, i silenzi o le distanze, il messaggio finale è un rincuorante ‘io resto’ offrendo un porto sicuro dove l’altro può sempre tornare e riconoscersi. Molto bella complimenti.

