Cenere viva
Antonietta Angela Bianco
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Il tempo si è fatto nebbia densa e sorda,
un ladro che depreda ogni stanza del petto.
Lei siede al confine d’un mondo senza bordi,
mentre i nomi dei figli cadono a terra,
vetri infranti di una lingua che muore.
Voi cercate lo specchio d’uno sguardo
che un tempo vi leggeva dentro il destino,
ma lei ha cancellato i vostri lineamenti.
Stringe al seno una bambola di pezza,
nella nenia di un’alba senza tramonto.
Pettina i fili di un figlio che non piange,
con dita nodose come radici antiche,
è tornata scalza nel giardino dell’inizio,
ha smarrito la chiave del labirinto
e corre all’indietro verso il buio.
C’è una severità terribile in questo:
la vita che rimangia le sue promesse,
la carne che dimentica il proprio sangue,
la mente che si fa tela nuda e vuota.
Non guardatela col distacco del sano,
nessuno è rocca inespugnabile al vento,
siamo castelli in attesa della marea.
Oggi è il suo turno di smarrirsi nel bosco.
Mentre voi, madri nate dal suo oblio,
le tenete la mano e piangete in silenzio.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
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Commenti (2)
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Pierfrancesco Roberti1 marzo 2026
cara autrice scrivi versi davvero belli con la penna d’oro del cuore emozioni davvero plauso
Ausilia Giordano1 marzo 2026
Testo in cinquine, quartine e terzine di endecasillabi e con ritmo libero. Cenere, indicata come inizio e non morte, è protagonista nascosta, misteriosa, ma viva in questi versi, e il tempo suo complice deturpa e ruba la vita, che cerca sogni e raggiungere successi. La vita è consumata dal tempo e dalle vicissitudini, sembra rimangiarsi le promesse e avverte che "nessuno è roccia" che il vento non possa turbare ed espugnare. Elogio alla poetessa.


