Nel suo Eterno Ritorno
Alma Gjini
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Non scende lieve: dilaga, conquista,
una marea lattiginosa e fitta
sulle campagne tende la sua pista,
fa della luce una moneta smarrita.
Tra i pioppi nudi serpeggia e sosta,
come un respiro antico e trattenuto
ogni sentiero si piega, si accosta
a un orizzonte fragile e muto.
Le case affiorano, isole in attesa,
coi tetti intrisi d’ultimo sogno
la notte vi posa una mano sospesa,
un sigillo pallido, senza bisogno.
Poi l’alba incrina il silenzio compatto,
spinge nel bianco una lama sottile
il cielo si apre con gesto improvviso, esatto,
come una ferita che sceglie di dire.
La luce combatte, s’infila, dilaga,
beve la bruma, la piega al suo ardore
ogni ombra arretra, vacilla e si smaga,
cede alla fiamma nascosta nel cuore.
E quando il mondo riacquista figura,
non è soltanto un ritorno del giorno:
è un varco inciso nell’aria più pura
il giorno strappato al bianco,
nel suo eterno ritorno.
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L'autore
Alma Gjini
Commenti (1)
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Ausilia Giordano5 marzo 2026
Testo strutturato in sei quartine di endecasillabi, con chiusura in monoverso, con ritmo di rime alternate ABAB/CDCD/ ecc., e assonanze ritmiche. La delicatezza è dentro il silenzio della natura, che penetra tutte le cose e le permea del suo muto sinuoso parlare. La bruma dolce e leggera attraversa l’aria e ricopre i trochi e i rami, tutto appare in un chiarore magico. Quando il tepore del sole al mattino ritorna in atto, il velo quasi invisibile scompare lentamente, dando di nuovo "figura" alla realtà circostante. (Non mi sembra un testo introspettivo, ma Riflessivo", o di "Impressioni"). Complimenti alla poetessa.

