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Famiglia 19 marzo 2026 · lettura 1 min · 59 letture

L’uomo che si privò di esser padre

Ausilia Giordano 686 poesie pubblicate
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Estremamente intento al rigore nell’ardente riflessione, si privò generare un altro sé, che gli encomi esponesse un dì di un tal virtuoso genitore. Valutò l’esser padre un tale timoroso paradosso, una sì tal imprevista stravaganza, da escludere il suo cuore da una tal gaudiosa sorte. Sentenziato ebbe l’esser conveniente reprimer i turbamenti e le emozioni, nel contemplare lo sterile disegno di incondizionata libertà, di gradito svincolo e indipendenza. Solo, senza tenerezze, né altrui premure per i suoi affanni, o amorevoli carezze sulla sua sudata fronte. Né vagiti, né gridolini, né corse di piccini per le stanze. Senza risi, né sorrisi, senza fragori, né danze né canti. Senza corona di prole e piccoli capricci alla sua mensa. Senza Amore. E stanco e solo restò nella sua solinga e mesta sorte, senza chi gli sedesse accanto. Senza emozioni vere. Senza conforto fino all’ultima sera.
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Le sensazioni lasciate dai lettori.


Bellissima!! (Marcella Usai)

Un abbraccio cara 🥰 (Antonietta Angela Bianco)

Che dire ... bellissima 🙂 (Daniele miraflores)

Commenti (4)

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Alma Gjini19 marzo 2026

Questa poesia disegna un’assenza che pesa, l’idea del padre diventa rinuncia e solitudine. Ogni negazione di affetto e di vita familiare segna un cuore isolato, sospeso tra rigore e desiderio. Il rigore stesso si rivela vuoto quando manca l’amore, e l’indipendenza si trasforma in deserto emotivo. La metrica scandita e a tratti solenne amplifica questa sospensione, ogni verso lungo e misurato sembra pesare come il silenzio della vita che di chi lo descrive. Alla fine resta solo la consapevolezza del vuoto, una mestizia che non si colma né con l’ordine né con il controllo. Molto sentita!

Questi versi descrivono il ritratto amaro di una libertà gelida, scelta in nome della perfezione e del rigore. ​È il racconto di un uomo che, per paura del disordine dei sentimenti, finisce per costruire una gabbia di silenzio impeccabile, scoprendo troppo tardi che un’esistenza senza il "rumore" dell’amore e dei figli non è indipendenza, ma solo una solitudine assoluta. Congratulazioni molto profonda e sentita.

Daniele miraflores19 marzo 2026

Che dire! Leggendo i commenti altrui non posso che condividere Senza essere ripetitivo. Ma personalmente Ausilia quando scrivi rimango in silenzio. per capirla e poi capirla contemplando il tuo scritto .con senso di riflessione. Un abbraccio

Marcella Usai19 marzo 2026

I versi della poetessa Ausilia Giordano esplorano con intensità la scelta di rinunciare alla paternità. L’autrice mette in luce un uomo che, guidato dal rigore e dalla riflessione, decide di privarsi della possibilità di generare un figlio, percependola come un paradosso e un imprevisto capace di turbare la sua vita ordinata. La narrazione enfatizza la solitudine e l’assenza di affetti, ritratti attraverso immagini di silenzio, mancanza di carezze, risa e compagnia. In sintesi, il componimento mostra il prezzo emotivo della scelta razionale: una vita sicura e libera da responsabilità, ma priva di calore umano e amore. Molto bella e sentita