Il filo di luce
Antonietta Angela Bianco
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Si spezza il tempo in schegge di rumore,
come un riflesso sopra un vetro antico;
passa la guerra e morde ogni fiore,
mentre il silenzio si fa nemico.
Le donne stanche non fanno ritorno,
restano vuote le stanze del cuore;
cerchiamo un segno, l’alba di un giorno,
per non morire di questo dolore.
Eppure in fondo, in un angolo muto,
brucia una paglia che il vento non doma;
è come un grido nel buio perduto,
un fiore ignoto che spande l’aroma.
È una promessa che trema alle labbra,
detta a chi amiamo senza aver prova;
come una casa costruita sulla sabbia
che pure attende una pioggia più nuova.
Apri una fessura tra i sassi del muro,
lascia che il fiato diventi un sentiero;
non è fuggire dal tempo più oscuro,
ma dare un nome al desiderio vero.
Restiamo fermi su questa frontiera,
dove la notte già sente il mattino;
oltre la nebbia, nell’aria più vera,
verrà domani e ci starà vicino.
©
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (2)
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Pierfrancesco Roberti26 marzo 2026
bellissima lirica versi intensi e profondi con parole potenti che emozionano nel cuore un bel plauso cara poetessa
Alma Gjini26 marzo 2026
Questa poesia intreccia dolore e speranza: il tempo e la guerra spezzano tutto, ma rimane una scintilla che resiste. Tra silenzi e stanze vuote, anche un piccolo gesto diventa promessa e desiderio di futuro. Alla fine, lascia la certezza che, oltre la nebbia, domani può davvero arrivare.


