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Riflessioni 2 aprile 2026 · lettura 1 min · 163 letture

L’angelo nel giardino dei chiodi

Alma Gjini 264 poesie pubblicate
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C’è un peso di mercurio nelle ali stasera. Un’ossidazione mangia la radice delle piume. Il grigio non è cielo, ma polvere di strada. L’angelo siede sul bordo del mondo. Le ginocchia sbucciate dal vento. Guarda la terra preparare i legni, affilare il ferro, contare i trenta denari. Non è un pianto di luce. È un liquido denso, un olio di scarto che gli riga la faccia di marmo. Piange perché conosce la precisione del martello, la geometria perfetta del dolore che sta per tornare, puntuale. I mandorli fioriscono per errore. La gente compra vestiti nuovi. Nelle ossa sente già il rintocco dei chiodi. Il braccio non si muove ancora. È una Pasqua di fiele questa, un uovo di cenere covato nel petto. L’angelo trema. Condannato a restare sveglio nell’orto, testimone muto di una ferita che nessuna resurrezione riesce a rimarginare. Toccagli le mani: fredde come monete. Il suo pianto è la neve sul macello, una preghiera senza destinatario. Mentre il mondo si lava i denti il sangue diventa vino. E sulle ali resta un peso che nessuno toglie
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Un affettuoso saluto cara poetessa. (Marcella Usai)

Commenti (3)

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È un componimento di rara potenza e amarezza, che spoglia la Pasqua di ogni luce per rivelarne l’aspetto più crudo e materico. L’angelo non è una creatura celeste trionfante, ma un testimone schiacciato dal peso di una sofferenza ciclica e inevitabile. ​ Attraverso immagini come mercurio, ossidazione, olio di scarto, la poetessa descrive una ferita che non può rimarginarsi, mettendo in contrasto l’indifferenza quotidiana del mondo (che "si lava i denti" o "compra vestiti nuovi") con la precisione geometrica del dolore sacro. È una riflessione molto profonda, congratulazioni molto bella.

Marcella Usai2 aprile 2026

Il testo della poetessa Alma Gjini trasmette un senso profondo di dolore silenzioso e consapevole. L’angelo non è una figura luminosa e consolante, ma stanca, appesantita, quasi umana nel suo soffrire. Le immagini sono dure (ferro, chiodi, cenere) e rendono la sofferenza concreta, inevitabile. Colpisce il contrasto tra il dolore che si prepara e l’indifferenza del mondo che continua la sua routine. La “Pasqua di fiele” suggerisce una speranza amara, ferita, in cui la resurrezione non cancella del tutto il dolore. Versi condivisi,  apprezzati, meritevoli d’elogio.

una poesia molto potente ed amara che emoziona con le sue figure poetiche bellissime e coinvolgenti complimenti cara poetessa