Oltre il confine
Antonietta Angela Bianco
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Discende piano il velo della sera
e il mondo tace sotto un manto d’oro.
Ritorna allora un’eco leggera,
la voce tua che è il mio solo tesoro.
Ti vedo ancora in quel chiaror di luna,
mentre cammini dove il tempo stanca.
Non sento più la sorte mia digiuna,
se la tua mano la mia mano affianca.
Eri il rifugio in ogni mia battaglia,
Il porto calmo in mezzo alla tempesta.
Ancor mi guardi e sono la tua figlia,
la luce tua nel cuore mi si desta.
Oltre il confine del silenzio arcano,
mi parli piano senza far rumore.
Ti cerco sempre e non ti cerco invano,
nel soffio dolce di un antico amore.
Madre che vivi dove il sole splende,
custodi i sogni della mia dimora.
Il tuo sorriso l’anima riprende,
come il riflesso della prima aurora.
Restami accanto in questo breve viaggio,
fino a che il buio si farà giardino.
Sarà il ricordo l’unico mio ostaggio,
per non smarrire mai il mio cammino.
©
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Bellissimo testo. (Ausilia Giordano)
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Ausilia Giordano3 aprile 2026
Si perde l’anima dentro il mondo, quando una madre passa ad altra vita, lei, respiro e speranza di resta a vegliare sui ricordi. Sempre ci si aspetterebbe la mano della madre che cinga il passo e il polso insicuri nel cammino della vita. L’anima è potenzialmente creativa e non resta sola nelle vicissitudini: cerca il Bene e sa sempre trovare nell’amore materno - anche quando manca fisicamente, - un "amore antico" che non passa mai di moda. Elogio alla poetessa.

