L’eco del diamante
Antonietta Angela Bianco
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Dorme la pietra eppure urla il tormento,
mentre una pioggia secca scava il viso;
siamo la vela ferma contro il vento,
l’inferno aperto dentro un paradiso.
C’è una carezza ruvida che sferza,
come un oceano chiuso in una goccia;
la linfa scorre eppure sembra persa
tra le fessure di una nuda roccia.
Sorge un’aurora livida e pesante
che porta il peso di una notte chiara;
un passo fermo eppure vacillante
beve una coppa d’acqua dolce e amara.
Siamo radici stese verso il vuoto,
fiori di ferro nati nel cemento;
un punto fisso in un eterno moto,
un grido d’oro dentro il fango spento.
Vedo il deserto farsi mare d’erba
e il ghiaccio vivo accendere l’incendio;
una speranza fragile e superba
che trova il canto in un muto compendio.
Resta lo strazio d’una pace stanca,
un volo basso sopra l’infinito;
dove ogni traccia di presenza manca,
lì si fa nodo il filo mai finito.
©
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti3 giugno 2026
bellissima lirica versi profondi ed emozionanti complimenti

