Il custode della fiamma
Antonietta Angela Bianco
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In un giardino d’ombre e di velluto,
s’agita il cuore come un falco in gabbia,
che cerca il cielo nel tempo perduto
e morde il ferro con antica rabbia.
È una foresta dove il ghiaccio scotta,
nostalgia che geme tra le foglie;
una sorgente che nel fango lotta,
mentre il destino i nodi suoi non scioglie.
Brucia il tormento come incenso vivo,
fumo che sale e che non ha riposo,
di ogni certezza l’animo fa privo
nel suo cammino oscuro e faticoso.
Ma nel silenzio di una notte fonda,
il battito si fa radice e ponte;
come la luna che si specchia in onda,
mostra una luce su un diverso fronte.
Non è catena che nel buio serra,
ma un seme d’oro che spacca la pietra;
il dolore che ci riporta a terra
e accorda l’anima su una nuova cetra.
Cade la scorza e resta il fiore nudo,
nato dal gelo che pareva eterno;
il petto non è più corazza o scudo,
ma un varco aperto sopra il proprio inverno.
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Antonietta Angela Bianco
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