Frammenti di un’architettura eretica
Marcella Usai
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Ho cucito le finestre
con il filo spinato dei vostri sguardi
perché la luce, quando entra dritta
ha sapore di frutta acerba e di cose ordinate.
Io non sono una stanza da rassettare
non sono il canarino
nella gabbia del salotto buono.
Non misuro il mondo in centimetri e buone maniere
ho i piedi piantati nel fango del Sinai
e la testa che fuma come un ospizio all’alba.
C’è un incendio sotto questa t- shirt rockettara
un cane che abbaia alla luna
un dio piccolo e furioso
che sputa inchiostro su lindi tappeti.
E chi mastica la mia differenza
come fosse un insulto
sappia che non userò nessuno strumento
per abbattere la loro casa.
La mia rabbia non è un errore di calcolo
è un pane nero che impasto ogni mattina
la prova che sono viva
mentre c’è chi spera nel mio silenzio.
Perché il silenzio non mi ha mai protetta
le mie parole sono proiettili di luce lanciati contro il buio.
«La dote del ragno», dissero, «è la quiete».
Ma io ho riempito i polmoni di polvere da sparo
e non sarò agnello sacrificale.
Non apparirò nel registro dei finti giusti.
Sarò dove la carne si fa parola
e l’unione si fa lotta
dove il bacio non è sottomissione
ma il primo passo per ridisegnare il mondo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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