Quando cala la sera
Peppe Cassese
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Quando cala la sera guarda caso
il sole si accapiglia con la luna
in cielo qualche stella si raduna
e si diverte a stropicciarsi il naso.
Quando cala la sera sul Parnaso
le muse col dio Apollo su in tribuna
ricantano le fole meno una
che parla di un poeta stanco... evaso
dalla prigione del suo mondo infermo
per mettersi a volare dentro il fondo
di un vecchio mare stufo e un po’ raffermo
col canto in ogni senso inverecondo
di un coro di sirene sullo schermo
di un tema orripilante e alquanto immondo.
È lì che pudibondo
ritrovo un verso incolto e manomesso
sedotto da un lampione e dal suo sesso.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Marcella Usai28 giugno 2026
Sotto la superficie ironica emerge un uomo che fugge dalla "prigione del suo mondo infermo", svelando solitudine e stanchezza. È il cuore del teatro di Eduardo e Peppino De Filippo: la risata è una maschera che copre una profonda amarezza esistenziale. Il poeta che si rifugia nel canto ricorda i loro personaggi stralunati e sognatori. La Napoli notturna e silenziosa, evocata dal lampione d’epoca, fa da sfondo perfetto a un monologo teatrale. Il finale, con il "verso incolto" sedotto dal lampione, ha la stessa delicata poesia delle loro commedie, capaci di trovare bellezza negli angoli più umili della strada. C’è un’anima tragicomica e un’umanità disincantata dietro l’apparente leggerezza. Complimenti caro Peppe!

