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Riflessioni 28 giugno 2026 · lettura 1 min · 104 letture

Quando cala la sera

Peppe Cassese 2167 poesie pubblicate
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Quando cala la sera guarda caso il sole si accapiglia con la luna in cielo qualche stella si raduna e si diverte a stropicciarsi il naso. Quando cala la sera sul Parnaso le muse col dio Apollo su in tribuna ricantano le fole meno una che parla di un poeta stanco... evaso dalla prigione del suo mondo infermo per mettersi a volare dentro il fondo di un vecchio mare stufo e un po’ raffermo col canto in ogni senso inverecondo di un coro di sirene sullo schermo di un tema orripilante e alquanto immondo. È lì che pudibondo ritrovo un verso incolto e manomesso sedotto da un lampione e dal suo sesso.
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Commenti (1)

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Marcella Usai28 giugno 2026

Sotto la superficie ironica emerge un uomo che fugge dalla "prigione del suo mondo infermo", svelando solitudine e stanchezza. È il cuore del teatro di Eduardo e Peppino De Filippo: la risata è una maschera che copre una profonda amarezza esistenziale. Il poeta che si rifugia nel canto ricorda i loro personaggi stralunati e sognatori. La Napoli notturna e silenziosa, evocata dal lampione d’epoca, fa da sfondo perfetto a un monologo teatrale. Il finale, con il "verso incolto" sedotto dal lampione, ha la stessa delicata poesia delle loro commedie, capaci di trovare bellezza negli angoli più umili della strada. C’è un’anima tragicomica e un’umanità disincantata dietro l’apparente leggerezza. Complimenti caro Peppe!