La curvatura del muro
Marcella Usai
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Vivere è questa fessura nella pietra
il barbaglio che inceppa l’algoritmo del tempo
l’istante in cui il pensiero si disfa
sull’ultimo riverbero della luce che inclina.
Non v’è altro varco per saggiare la tempra
del metallo consunto dal fiato dell’orizzonte
per pesare nell’alveolo di una lanterna
la densità esatta del mio transito.
Un prodigio vano e solenne
naufragare nei vapori che l’ombra dissolve
recidere la trama della vecchia memoria
mentre il buio sigilla il suo congegno.
Mi sopravvive un riso di fanciulla
un soffio che solleva l’aurea polvere
l’ostinato azzardo di chi ignora
se l’alba sia castigo o riscatto.
E procedere oltre, senza costellazioni
col passo obliquo di chi ha smarrito il solco
mentre il mare, in fondo, persiste
a rovesciare il suo sale sulla sponda del viso.
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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