Adagio
Giuseppe Mauro Maschiella
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S’alza, andante, il vibrato d’un violino
come un flash del tuo ricordo cristallino,
un adagio per la notte informe
che risveglia la solitudine che dorme.
E non mi schiodo dalla melodia
che si lamenta ed anche no,
è febbre malinconica, però
non vorrei mai andare via.
O violino, ti ascolto mentre ignoro
la pioggia che batte alla finestra
e il tuo pianto magico sequestra
la mia solitaria via in un cerchio d’oro.
Il tuo, è un adagio che fugge, una folata
che sale per vicoli e selciati
fino al sagrato in cui fummo affiatati
noi, dolci innamorati nell’età beata.
Dentro un torpore che dilata il cielo
intravedo la luna e luminose stelle,
la notte porge turgide mammelle
ed io succhio memorie senza velo.
Morir d’amore, sibila il violino
in un presente denso d’altri ieri
quando tu sorgevi nei miei pensieri
e illuminavi, radiosa, ogni mattino.
Ora la mia mano è tremolante
la musica cala di tono e mi dispera
anche il violino è in fuga, latitante
dopo un adagio breve, come una chimera.
©
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L'autore
Giuseppe Mauro Maschiella
Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ma in quasi tutte le
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