Alchimia d’ombra
Antonietta Angela Bianco
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È un raggio che trafigge il vetro scuro,
un’eco che risveglia antichi mari,
fiorisce tra le crepe d’ogni muro
e accende negli sguardi i suoi fanali.
È seta che s’annoda alla ferita,
un ponte teso sopra l’infinito,
misura la vertigine della vita
con l’oro d’un segreto mai smarrito.
Sorge dal fango come un bianco loto,
muta la pioggia in perle di rugiada,
colma di canti il precipizio vuoto
e traccia nel silenzio la sua strada.
Non è che un soffio, un fremito di piuma,
eppure schianta il gelo delle rocce,
come una marea che lenta si consuma
o il mare intero chiuso in poche gocce.
È l’incendio che nasce da una scintilla,
un sortilegio scritto sulla sabbia,
la luce ferma che nell’occhio brilla
quando la voce scuote ogni sua gabbia.
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