Archeologi del vento
Marcella Usai
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Il nòstos è un ordito di onde stanche
una spiga recisa che ancora sanguina sole
l’ombra di un ulivo che si allunga
e stringe il petto nudo delle attese.
Siamo corpi strappati all’ormeggio
radici esiliate che camminano sui sassi
mentre l’àlgos indurisce la pelle
su ogni ferita che lasciamo dietro i passi.
La memoria è un carbone che brucia
stretto nel pugno di una mano aperta.
È il grido di una traversata folle
l’eco di una conchiglia deserta
che ripete il rumore di una riva perduta.
E così diventiamo archeologi del vento
a scavare nel vuoto di un tempo sospeso.
Il ritorno è un tempio che crolla
e noi restiamo sotto, con gli occhi aperti.
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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