Radici di vetro
Antonietta Angela Bianco
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Non scavare la terra dei vicini
per cercare l’oro che ti preme il petto.
Spesso mendichiamo briciole di luce
alle finestre altrui,
mentre un incendio muto
divora le stanze del nostro abbandono.
La poesia non è un ricamo di seta,
un inchino garbato di sillabe a festa;
è un fulmine cieco che spacca la fronte,
un urto di pietre nel sangue.
È il ferro che stride sul fondo dell’anima.
Getta le vesti di zucchero,
le frasi pettinate che profumano di tregua.
Svestiti del garbo, scarnifica il fiato.
Nel silenzio, quell’abisso che svela chi sei,
fioriscono verbi che ignoravi di avere,
sono spine lucenti, schegge di specchio,
verità masticate tra i denti e la gola.
Ho murato nel petto singhiozzi e segreti
per non scivolare nel bianco del nulla
e ora la penna è un aratro crudele
che scava dove il buio ferve.
Non guardare lontano, non chiedere al cielo,
tutto l’universo che temi di essere
ti abita già,
come un oceano chiuso in una goccia di pianto.
©
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Antonietta Angela Bianco
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