Il varco della gioia
Antonietta Angela Bianco
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Abbassare la soglia della porta,
farsi piccoli come il solco nel fango,
perché l’altro non trovi una scorta
ma un prato che accoglie il suo fango.
C’era un muro di vetro e disgusto,
una scorza che chiudeva il respiro;
ma il bacio al lebbroso è il gesto giusto
che muta l’affanno in un dolce ritiro.
L’ego si sposta, s’arretra di un passo,
lascia vuoto un altare di luce;
chi era scarto, chi era un sasso,
diventa la mano che a casa conduce.
Non è un potere che scende dall’alto,
ma un umile stare ai piedi del mondo,
cercando nel fango lo smeraldo più alto,
toccando l’abisso che si fa profondo.
Come l’abbraccio che scioglie la neve,
l’incontro col volto che fa più paura
diventa sorgente, si fa canto lieve
e cura ogni piaga, ogni nostra paura.
Siamo minori, fratelli del vento,
che sanno ascoltare il silenzio dell’altro;
nel fare spazio fiorisce il portento,
un corpo che è tempio, un amore più scaltro.
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Antonietta Angela Bianco
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