Il canto del ritorno
Antonietta Angela Bianco
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Si placa il vento e l’ansia si dilegua,
mentre l’aurora sveste ogni rancore;
non serve spada a chi nel petto insegua
il battito fraterno del valore.
Il cuore è nudo, un campo senza mura,
che accoglie il seme d’ogni pelle e voce;
la terra è madre e non fa più paura,
se l’odio cade al suolo come foce.
Francesco cercò l’oltre e l’altra sponda,
tra duna e mare, senza scudo o vanto,
così la nostra mano si confonda
con chi cammina avvolto nel suo pianto.
Siamo radici d’un unico bosco,
foglie che il sole scalda e rassicura;
nel volto tuo, che ignoto riconosco,
leggo la trama della mia natura.
Si faccia il gesto mite come l’onda
che bacia il lido e non ne spezza il fianco;
sia l’accoglienza luce che feconda
questo deserto stanco e tutto bianco.
Sia pace d’erba e d’astro in armonia,
dialogo di stelle e di foreste;
l’indifferenza è polvere che via
scaccia il rispetto con le sue richieste.
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Antonietta Angela Bianco
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