L’oltre del confine
Antonietta Angela Bianco
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C’è un gelo che chiude ogni fessura,
un ferro spinato che stringe la mente;
ma il cuore è un porto senza serratura,
se impara a guardare chi giunge dal niente.
Sono stelle migranti in cerca d’approdo,
vite sospese tra il sale e il perdono;
sciogliere il muro, disfare ogni nodo,
è il solo linguaggio che è vero dono.
Come Francesco baciò la ferita
che il mondo scartava con odio e timore,
così l’accoglienza ridesta la vita
e spoglia l’orgoglio del suo falso onore.
Farsi minori è restare in ascolto,
spostare l’ego che occupa il centro;
trovare me stesso nel buio del volto
di chi bussa piano per entrare dentro.
Siamo radici di un solo sentiero,
fratelli di polvere, d’ombra e d’altrove;
solo se il varco è profondo e sincero
la fratellanza ci porta dove piove.
Crollino i muri di specchio e di pietra,
si faccia spazio alla voce straniera;
l’anima nuda non è più inquieta
se l’abbraccio diventa la nostra bandiera.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
Commenti (1)
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maurizio nerozzi25 luglio 2026
Su questo argomento ho letto molti versi e, forse, tra tanti, mi mancano quelli che come i tuoi mi portano ad odiare qualsiasi confine che sottolinei differenze tra i popoli di questa meravigliora terra che non sa d’averne. Accoglienza è un termine di cui si è perso il reale significato. Oggi viene usato per offendere o per sfruttare. La tua lirica gli ha ridato il giusto valore e significato. «Nessuno nasce odiando un’altra persona per il colore della sua pelle, per le sue origini o per la sua religione. Le persone imparano a odiare e, se possono imparare a odiare, possono essere educate ad amare.» Leggendo i tuoi versi immagino Mandela seduto dietro una vecchia scrivania a scriverli. Grazie.

