L’ombra viva
Antonietta Angela Bianco
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Cammina piano tra le stanze vuote,
come una dama dai calzari d’aria;
mentre il silenzio in cerchi si percuote,
lei fila il tempo, saggia e solitaria.
Sfiora i cristalli con le dita stanche
e riordina i pensieri sul quadrato,
raccoglie le parole ch’eran bianche,
il grido muto che non è sbocciato.
Siede sul bordo della nostra attesa,
veglia il respiro come un mare lento;
legge nel petto ogni speranza accesa
e ogni peso che ci piega al vento.
Accende lumi in corridoi remoti,
dove la mente non osava il passo,
disegna rotte sopra i mari ignoti
e scava l’oro sotto il freddo sasso.
E quando trema e il buio si fa velo,
è un battito di ciglia dell’immenso;
si schiude un varco dentro il nostro cielo,
dove ogni crepa si trasforma in senso.
In quel sussulto, in quella vibrazione,
la notte svela la sua mano tesa,
siamo il segreto d’una confessione,
dentro l’immobilità che s’è arresa.
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