Il respiro del buio
Antonietta Angela Bianco
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Non è un mantello statico, la notte,
ma una marea d’inchiostro e seta
che trasuda dalle crepe dei muri,
un liquido denso che allaga i cortili
e trasforma ogni ombra in un oracolo.
Lei arriva come un gufo che non batte le ali,
posandosi sulle ciglia chiuse
per decifrare l’alfabeto dei battiti.
È un’alchimista che distilla il silenzio,
prende il rumore del giorno, lo polverizza
e ne fa una polvere d’oro che brilla
solo se impari a guardare senza gli occhi.
Sfiora le tempie con mani di felce,
scioglie i nodi stretti nella gola
mentre il mondo fuori diventa una scatola
di specchi deformi e stelle lontane.
Eppure, sotto la calma apparente,
sotto il velluto nero delle ore,
c’è un punto esatto in cui la notte trema.
È come il vetro prima di andare in frantumi,
come la corda tesa di un violino
che vibra sotto l’arco del destino.
È un brivido freddo di radice sotterranea,
il sussulto del ghiaccio che si spacca nel lago.
In quel tremore crollano le dighe,
il cuore diventa un porto senza guardiani
e la verità risale a galla, nuda,
come una perla strappata all’abisso.
Non aver paura di quel fremito oscuro,
è la vita che si scuote dal letargo,
un lampo che squarcia la noia dell’eterno
per ricordarti che, nel buio, sei ancora fiamma.
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Antonietta Angela Bianco
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